Il 28 maggio 2020, nella diretta Facebook, abbiamo discusso degli “Adolescenti sul web: tra didattica e cyberbullismo”.

Anna Salmaso, psicologa clinica di comunità e psicoterapeuta
Teresa Ravazzolo, insegnante e amministratrice locale
Fabio Corvini, formatore sull’uso di internet

Gli adolescenti sono una fascia d’età che di norma tende a nascondersi. A causa del distanziamento è ora ancora più nascosta: l’essere chiusi in casa e l’usare la tecnologia in forma massiccia ha profondamente cambiato le loro abitudini formate da una socializzazione costante, dalla scuola allo sport.

Anna è convinta che la cura sia la speranza e quindi lavorando sul presente possa aiutare per il futuro. In questo periodo di confinamento e reclusione la didattica online è stata fondamentale per dare continuità alla quotidianità degli adolescenti. Ma in questa fase alcuni adolescenti possono manifestare forte aggressività e il cyberbullismo è aumentato molto nell’ultimo mese. Per esempio si sono verificati casi di Zoom mobbing, che consiste nell’introduzione di un soggetto in una videoconferenza senza essere stato invitato.

La reclusione richiesta anche ai giovani è servita a sperimentare l’autonomia, con enorme sacrificio, ma è stata una formazione alla vita, preparazione per il futuro. Hanno vissuto una guerra interiore, interna e si sono preparati al futuro, all’età adulta.

L’autostima si compone di esperienza e del legame sociale, che ora è stato tolto. Laddove la famiglia era solida ha tenuto, ma dove vi erano delle fragilità le famiglie sono scoppiate.

Abbiamo vissuto un paradosso con gli strumenti tecnologici e digitali: io genitore te lo faccio usare ora, ma di solito te lo limito. Anna ci suggerisce di instaurare un rapporto di fiducia con i nostri figli, ma che il controllo deve restare, con la funzione educativa e il senso del limite.

L’identificazione al lavoro e alle attività hanno messo in crisi più gli adulti che gli adolescenti.
Teresa ci ha raccontato come per un insegnante di un triennio liceale sia stato abbastanza semplice mantenere il rapporto con gli alunni, perché gli studenti sono motivati, ma che in altri cicli scolastici sia stato più complicato.

Ai ragazzi ha chiesto delle riflessioni su questo periodo. Le risposte sono state generalmente negative, perché non si era preparati e non si vedeva la luce e per questo è stato traumatico, ma poi ci sono stati aspetti positivi, che sarà bene mantenere con la ripresa della scuola in classe. Tutti hanno avuto più tempo per se stessi, per pensare al proprio tempo libero e futuro.

A tutti è mancata la relazione. Però ha creato meno ansia nelle prestazioni scolastiche; molti ragazzi si sono sentiti più sereni.

Teresa ci ha letto quanto riportava un giornale su un bambino di otto anni: “Quando piove apro l’ombrello, quando non vado a scuola ho la teledidattica”. Una sua alunna invece le ha raccontato di aver vissuto una situazione asfissiante ma che, paradossalmente, a casa di solito non c’è grande condivisione emotiva, e questo è stato alleviato in questo periodo.

Quello che è servito è stato internet, che è stato demonizzato in tanti modi, ma che stavolta è stato fondamentale.

Fabio conferma che stavolta si è riusciti a fare interventi all’interno di scuole permettendo a tutti di tenersi vicini. Se fosse capitato negli anni ’80 non saremmo riusciti a tenerci in contatto, a continuare la didattica e a lavorare; internet ha permesso di dare un senso al pericolo del Coronavirus.

Abbiamo avuto libri con il CD-Rom che non sono mai stati utilizzati a scuola e oggi ci siamo trovati a dover insegnare e apprendere solo con strumenti online. Avevamo già i mezzi per comunicare in altro modo e invece abbiamo tenuto in piedi una struttura tradizionale.

L’utilizzo di internet comporta anche dei rischi per cui bisogna stare attenti a dosare la rete, perché crea dipendenza, porta alla solitudine digitale, dove ci si crea una vera e propria famiglia digitale.
Quando capita qualcosa ai ragazzi, non lo dicono ai genitori per paura di vedersi togliere la rete.

La malavita della rete aspetta i momenti di difficoltà… il cyberbullismo tende a tenere la vittima in rete 24 ore su 24 per controllare quello che gli altri scrivono di loro. Oggi dobbiamo ripensare al nostro tempo, a ripensarci.

Il concetto di libertà non è la proprietà individuale di fare quello che vogliamo, va coniata in simbiosi con il concetto di solidarietà.

È stata una chiacchierata preziosa, per la passione che Anna, Teresa e Fabio trasmettono quando parlano del loro lavoro. Sintetizzando posso dire che abbiamo vissuto tutti un grande sacrificio, ma che per gli adolescenti è stato un periodo di formazione alla vita. Ora dobbiamo recuperare una socialità reale, ma concederci un’ora di lockdown ogni tanto potrebbe aiutarci a vivere meglio.

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