Sono Enrico Rinuncini e sono nato a Padova il 15 giugno 1977. Abito a Ponte San Nicolò con Michela, mia moglie, e i nostri tre figli: Vittoria, Francesco e Ginevra.

Mi sono laureato in Politica e Integrazione Europea.

Dal 1999 ho iniziato la mia attività di Amministratore Comunale civico presso il Comune di Ponte San Nicolò, come Assessore allo sport e alla condizione giovanile (1999 – 2004), Assessore alle politiche sociali, allo sport e alla condizione giovanile (2004 – 2009), Sindaco (2009 – 2019) e, attualmente, Assessore ai lavori pubblici, viabilità, edilizia privata, patrimonio e nuove tecnologie.

Sono membro del Consiglio di Amministrazione della casa di riposo Opera Pia Raggio di Sole.

In qualità di delegato ANCI-Associazione Nazionale Comuni Italiani sono membro del tavolo sui diritti umani e la cooperazione allo sviluppo sostenibile e lo sono stato del nucleo di valutazione delle sale cinematografiche.

Ho partecipato alla richiesta ufficiale del riconoscimento del diritto universale alla pace presso la sede delle Nazioni Unite a Ginevra, in rappresentanza dei sindaci italiani; alla delegazione dei sindaci padovani invitata a Bruxelles per approfondire la formazione e il collegamento diretto tra le istituzioni locali e quelle europee; agli innumerevoli progetti  legati all’integrazione europea, dei gemellaggi del Comune di Ponte San Nicolò ricevendo, a nome dello stesso, il Diploma Europeo riconosciuto dal Consiglio d’Europa.

In tutti gli incontri della Conferenza dei sindaci della ex ULSS 16 e dell’attuale ULSS 6 ho promosso la difesa della sanità pubblica, partendo dal territorio e dai distretti; nelle riunioni della COMEPA-Conferenza Metropolitana di Padova, ho condiviso l’idea che solo una città allargata ai comuni della cintura possa sviluppare un progetto di una città del futuro.

Ho sollecitato attivamente tutti gli organi di governo provinciali, regionali e nazionali per ottenere maggiori investimenti sulla sicurezza idraulica del territorio Veneto e sono particolarmente attivo nel tentativo di trasformare le 17 azioni dell’Agenda europea 2030 in azioni locali nel territorio regionale e comunale, soprattutto in ambito ambientale.

Ho una profonda formazione sul tema delle fusioni tra gli enti locali, dello SPRAR-Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati e dell’idrologia del territorio regionale.

Sono Enrico Rinuncini e nato a Padova il 15 giugno 1977. Abito a Ponte San Nicolò con Michela, mia moglie, e i nostri tre figli: Vittoria, Francesco e Ginevra.

Mi sono laureato in Politica e Integrazione Europea.

Dal 1999 ho iniziato la mia attività di Amministratore Comunale civico presso il Comune di Ponte San Nicolò, come Assessore allo sport e alla condizione giovanile (1999 – 2004), Assessore alle politiche sociali, allo sport e alla condizione giovanile (2004 – 2009), Sindaco (2009 – 2019) e, attualmente, Assessore ai lavori pubblici, viabilità, edilizia privata, patrimonio e nuove tecnologie.

Sono membro del Consiglio di Amministrazione della casa di riposo Opera Pia Raggio di Sole.

In qualità di delegato ANCI-Associazione Nazionale Comuni Italiani sono membro del tavolo sui diritti umani e la cooperazione allo sviluppo sostenibile e lo sono stato del nucleo di valutazione delle sale cinematografiche.

Ho partecipato alla richiesta ufficiale del riconoscimento del diritto universale alla pace presso la sede delle Nazioni Unite a Ginevra, in rappresentanza dei sindaci italiani; alla delegazione dei sindaci padovani invitata a Bruxelles per approfondire la formazione e il collegamento diretto tra le istituzioni locali e quelle europee; agli innumerevoli progetti  legati all’integrazione europea, dei gemellaggi del Comune di Ponte San Nicolò ricevendo, a nome dello stesso, il Diploma Europeo riconosciuto dal Consiglio d’Europa.

In tutti gli incontri della Conferenza dei sindaci della ex ULSS 16 e dell’attuale ULSS 6 ho promosso la difesa della sanità pubblica, partendo dal territorio e dai distretti; nelle riunioni della COMEPA-Conferenza Metropolitana di Padova, ho condiviso l’idea che solo una città allargata ai comuni della cintura possa sviluppare un progetto di una città del futuro.

Ho sollecitato attivamente tutti gli organi di governo provinciali, regionali e nazionali per ottenere maggiori investimenti sulla sicurezza idraulica del territorio Veneto e sono particolarmente attivo nel tentativo di trasformare le 17 azioni dell’Agenda europea 2030 in azioni locali nel territorio regionale e comunale, soprattutto in ambito ambientale.

Ho una profonda formazione sul tema delle fusioni tra gli enti locali, dello SPRAR-Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati e dell’idrologia del territorio regionale.

Come nasce la mia candidatura

L’assemblea provinciale padovana de Il Veneto che vogliamo ha ufficializzato la mia candidatura alle prossime elezioni regionali del 20 e 21 settembre 2020, nella lista a sostegno di Arturo Lorenzoni come candidato presidente.

Perché questa candidatura? Per la volontà di mettere a disposizione la mia esperienza di amministratore comunale, 10 anni da assessore prima e altrettanti da sindaco poi, e riportare la Regione a stretto contatto coi territori. Come io, ogni giorno, ho la porta aperta per 13.500 abitanti di Ponte San Nicolò, credo che una regione possa, e debba, dare ascolto ai 500 sindaci rappresentanti delle nostre comunità. In questi anni, girando i territori, ho scoperto che ci sono tantissimi amministratori che possono dare tanto a questa regione ed è con loro che è indispensabile creare una rete di amministratori locali che possano interagire in maniera molto più dinamica e veloce con l’amministrazione regionale.

L’elemento che mi ha fatto orientare verso Il Veneto che vogliamo è la modalità con cui è stato costruito il programma: quella più semplice, quella che parte dal basso, quella dell’ascolto ai cittadini.

Questi due aspetti, la rete con gli amministratori e il programma costruito dal basso, possono rappresentare le due fondamenta di guidare un Veneto che vogliamo in regione.

Come immagino questa campagna elettorale? È una sfida che non dev’essere “contro” nessuno. Anziché essere contrapposti a qualcosa o qualcuno dobbiamo rivoluzionare l’approccio e, semplicemente, raccontare una nuova visione del Veneto. Solo in questo modo possiamo essere in primo e non in secondo piano.

Il nostro dovere, che è prima di tutto morale, se vogliamo impedire che tra 20 anni i nostri figli non siano liberi di scegliere per il proprio futuro ma siano costretti a lasciare la regione, è quello di immaginare un’alternativa.

Gli impegni forti che dobbiamo prenderci sono innanzitutto per il mondo dei minori, dal punto vista della natalità, della scuola e del benessere, e poi anche per le persone più fragili: disabili e anziani. E poi ancora un investimento forte nei settori della cultura e della sostenibilità ambientale, quest’ultimo in linea con “L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile” delle Nazioni Unite.

Da tutto questo parte una campagna da fare persone per persona, campanello per campanello, per convincere gli elettori non attraverso slogan destinati alla pancia ma parlando alla testa e al cuore. Dobbiamo trasformare l’approccio e convertirlo alla speranza perché il Veneto ha grandissime potenzialità.

Di seguito puoi vedere il mio intervento all’assemblea regionale de Il Veneto che vogliamo in cui racconto tutto questo.