Lo scorso 14 maggio ho avuto il piacere di ragionare in una diretta Facebook con Matteo Segrafredo, presidente IPAB Spes Padova, che gestisce 32 scuole con 1800 bambini, Mirco Cecchinato, presidente FISM Padova, associazione di gestori delle scuole con 230 strutture che si occupano di prima infanzia e Maria Rosaria Russo, psicologa dell’età evolutiva e psicoterapeuta.

Sono stati interlocutori preziosi per chiarire quella che è la situazione oggi, al tempo del Coronavirus, per i nostri bambini più piccoli e per riflettere quelle che sono le prospettive a breve termine.

In particolare Matteo ha posto l’attenzione sul fatto che eravamo abituati a una programmazione razionale della vita, mentre ora siamo nella dimensione umana dell’incertezza della vita. Resta il fatto che i bambini mancano alla scuola, perché l’educazione può trasmettere delle informazioni via video, ma la scoperta del vivere lo si fa insieme. Per questo è importante la relazione tra bambini e tra bambino con la maestra; oggi alcuni genitori chiedono di ridurre gli incontri video con la maestra perché si emozionano e intristiscono. È venuta meno la consuetudine di relazione.

A settembre torneremo a scuola in modalità completamente diverse. Un’istituzione deve avere un’indicazione chiara del quadro normativo per poter programmare il servizio e poter fornire delle informazioni precise alle famiglie, perché nella scuola ci sono sia gli insegnanti sia i bambini e vanno tutti tutelati. Se la scuola si riorganizza su piccoli gruppi (5 o 6) come alternativa al distaccamento sociale, al momento della riapertura ci sarà un problema di spazi. Se la classe oggi è di 20 bambini, prevedendo un gruppo di 5 o 6 ci dovrebbero essere 3 stanze. Ora la misura di 5 o 6 è per i centri estivi; per la riapertura della scuola da settembre non ci sono ancora indicazioni.

Mirco ha richiamato il fatto che è dal governo centrale che devono arrivare le indicazioni su come riaprire le scuole. Come FISM volevamo rispondere ad alcune istanze, per questo con la Regione Veneto abbiamo lavorato sull’idea di trasformare le scuole da strutture educative a strutture socio-educative, sempre con attenzione all’aspetto sanitario del personale e dei bambini. L’idea dell’apertura della scuola come centri estivi vuole dare una continuità nell’esperienza dei bambini. Sei mesi di mancanza dell’ambiente scolastico vuol dire togliere un’abitudine che stavamo dando ai bambini. Poi ci sono i bimbi di 5 anni che sono in fase di prescolarizzazione, che avrebbero bisogno di un percorso specifico, e ci sono 350 bambini diversamente abili nella provincia di Padova che devono essere integrati in queste strutture.

Maria Rosaria ha ricordato che i bambini imparano tramite la fisicità, che avviene in presenza e con la presenza ascoltano. I bambini non hanno potuto imparare guardando gli altri, perché imparano per imitazione. La scuola si è dovuta reinventare una modalità di insegnamento nuova e i genitori hanno dovuto fare da spalla agli insegnanti. L’abbraccio dei genitori può sostituire quello della maestra per far sentire l’affetto degli insegnanti.

Faccio mio il pensiero positivo di Maria Rosaria quando ha evidenziato che, come genitori abbiamo ricevuto la conferma del ruolo fondamentale dell’istituzione scolastica e delle insegnanti per lo sviluppo dei nostri bimbi. Ora ci è sicuramente più chiara l’importanza della partecipazione scolastica.

Come amministratori invece resta l’impegno a fare in modo che le strutture che accolgono i nostri bimbi siano sempre più accoglienti e sicure, perché il compito di chi amministra non è pensare solo all’oggi, ma anche al futuro destinando maggiori risorse e progetti proprio a chi rappresenta il nostro futuro.

In conclusione vorrei ringraziare tutti, dai dirigenti scolastici, alle insegnanti e alle famiglie, per le risposte date e i comportamenti tenuti. In una situazione come quella che stiamo vivendo c’è stata la dimostrazione che una grande comunità scolastica si è messa in moto per la cosa più preziosa che abbiamo, cioè i nostri figli. È vero che loro sono bravi ad adattarsi, ma sono ancora più convinto che a volte tengano le loro paure e i loro dubbi nel loro cuore, per aiutare il mondo degli adulti; per questo il nostro compito è quello di accompagnarli affinché questa paura si trasformi in risorsa per il futuro.

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